Un
estrattore di succo non frulla e non centrifuga: schiaccia lentamente frutta e verdura contro un filtro con una coclea che gira fra i
40 e gli 80 giri al minuto, e separa il succo dalla fibra. La lentezza è il punto — nessuna lama, quindi poco attrito, poco calore e poca schiuma.
È il piccolo elettrodomestico più caro della cucina dopo l'impastatrice: in catalogo la media è di
183 euro e si arriva a quasi settecento. Si paga la coclea e il filtro in acciaio, non il motore, che qui è piccolo per definizione: le potenze stanno fra 150 e 400 W, e un estrattore da 150 W non è meno capace di uno da 400.
Da non confondere con la centrifuga, che è l'altro modo di fare succo: quella gira a migliaia di giri e taglia, scalda il prodotto e produce più schiuma, ma è molto più veloce e costa meno. L'estrattore rende di più sulle foglie e sulle erbe, dove la centrifuga non tira fuori quasi niente.
Le due cose da guardare prima di comprare sono
l'imboccatura — quelle larghe da 70-75 mm accettano una mela intera e tolgono il lavoro di taglio — e la
funzione reverse, che fa girare la coclea al contrario quando si blocca, cosa che con il sedano succede. Vedi anche i
frullatori, che invece la fibra la tengono tutta.